domenica 18 agosto 2013


1861





Studî e riferimenti critici.


  Norme per l’ordinamento delle biblioteche e Catalogo della Libreria Villa Pernice, Milano, Tipografia Galli e Raimondi, 1861, pp. 32; 39-40.

  Numerose sono le opere di Balzac registrate in questo Catalogo nella sezione: Opere Teatrali (D) ed in quella successiva: Romanzi – Racconti – Novelle (E). Per la precisione, ottanta risultano essere, nel complesso, i romanzi (n. 77) e i testi teatrali (n. 3) balzachiani segnalati di cui la stragrande maggioranza è costituita da edizioni di romanzi della Comédie humaine pubblicati in Belgio (le cosiddette “prefaçons belges”) tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta dell’Ottocento. Per quel che riguarda le edizioni francesi, se si eccettua l’edizione di Vautrin (Paris, Delloye, 1840), sono registrate quindici edizioni di romanzi, tutte pubblicate dall’editore Marescq tra il 1851 e il 1852.


  Il Merciaiuolo (dal francese), «La Scienza e la Fede. Raccolta religiosa scientifica letteraria artistica che mostra come il sapere umano renda testimonianza alla Religione Cattolica», Napoli, All’Uffizio della Biblioteca Cattolica, Vol. XLI (Anno XXI), fasc. 241, gennaio 1861, pp. 68-84.

  p. 80. – Amico – disse Leopoldo nell’uscire dalla canonica, – bisogna andare ne’ villaggi per trovare uomini di tal fatta; questo vecchio abate è sublime nella sua semplicità, ed egli non se ne accorge neppure. Tutti gridarono al capolavoro quando Balzac scrisse il suo Curato di Campagna, ma l’abate Bonnet è assai meschina cosa in paragone del curato Landais! Tu dovresti ritrarre quella figura ascetica ad un tempo e dolce, intelligente e paternale, che si nasconde sotto il velo della modestia, e non mostra mai tutti i tesori dell’anima ch’essa riflette.


  La commedia elettorale, «Che Tuoni!!!. Giornale quotidiano», Napoli, Anno 1°, N. 163, 31 gennaio 1861, pp. 643-644.

  p. 643. Nessuno mi rimprovera di ridere delle cose più serie; perché se Balzac scrisse la Commedia umana, io sono buon padrone di scrivere la Commedia elettorale.


  Appendice. Collezione di suggelli (Dal “Journal du Nord”), «Gazzetta dei Teatri», Milano, Anno XXIII, N° 13, 4 Aprile 1861, pp. 49-50.

  p. 49. Il suggello d’una lettera di Balzac porta questo motto, coll’ortografia antica: Ragione mi obbliga.


  Appendice. I Fidanzati, «Gazzetta di Fiume», Fiume, Anno I, N. 158, 2 Luglio 1861, pp. 405-407.

 

  p. 406. Tutti i romanzi formicolano di ciechi, storpi, orfani, raminghi, dappoichè quegli stravaganti ingegni della Sand, di Balzac, di Sue han tolto il vezzo di pescare gli eroi nella poltiglia dei trivii, ed han messo i poveri di moda.



  Angelo Brofferio, I miei tempi. Memorie di Angelo Brofferio. Volume XX, Torino, Tipografia Nazionale di G. Biancardi, 1861.


La moglie del ladro, pp. 206-222.

p. 206.
La donna perdona più volon-
tieri il delitto che la bas-
     sezza: tanto è vero che anche
                  il ladro è amato da sua moglie o dalla sua amante.
                                                                               Balzac.

  La massima balzachiana è posta in esergo al racconto del Brofferio riguardante la vita di Salvator Rosa pubblicato, in prima edizione, ne «Il Dagherrotipo», Torino, Anno I, n. 51, 31 Dicembre 1840, pp. 804-808 (cfr. R. de Cesare, La prima fortuna di Balzac … cit., Vol. II, p. 666).

  Felice Calvi, Appendice. “Maria”. Racconto di Francesco Sebregondi, «La Lombardia. Giornale ufficiale per la pubblicazione degli Atti Governativi e l’inserzione degli Atti Giudiziari», Milano, Anno III, 25 Marzo 1861, p. 1.

  Che il romanzo sia uno dei bisogni del nostro tempo è indubitato; gli scrittori delle nazioni più colte d’Europa usano di preferenza questa forma per esprimere i loro concetti. Parigi e Londra ne raccolgono ogni anno una larga messe, di cui alcuni si moltiplicano con numerose edizioni nel volgere di pochi mesi. Il romanzo storico, che è forse il pronipote del poema cavalleresco, e formò la gloria di Walter Scott e dell’unico Manzoni, pare definitivamente detronizzato dal romanzo di costume; la Girardin vi portò l’ultimo colpo. Quest’ultimo, già coltivato nel secolo scorso in Inghilterra da Richardson, in Francia da Rousseau, trasmodava in svergognati racconti che toccarono l’apice della sfrontatezza nelle Liaisons dangereuses e nel Faublas, libri formanti l’obbrobbrio della società che li tollerò, anziché degli autori che gli (sic) scrissero. Ma era riservato a Balzac l’onere di creare (mi si permetta la parola) il romanzo moderno. L’analisi dei nostri costumi, la satira nuova, finissima, scintillante delle abitudini della società, la fisiologia del cuore umano, la pittura viva, efficace dei vizii, delle virtù, delle bellezze e delle laidezze morali della nostra natura, tutto egli abbracciò, comprese, definì, e in quella ingarbugliata matassa delle passioni, seppe rovistare con mano ferma, con occhio arguissimo. Nell’Eugénie Grandet, capolavoro del suo genio, conciliò la semplicità quasi classica col bisogno dei contrasti che forma il distintivo dell’età moderna, sicchè di lui si potrebbe dire come Lessing disse di Shakespeare, data la dovuta distanza, che i suoi romanzi sono lo specchio della natura.
  Dopo di lui, e rivaleggiando con Dumas, Sue sbrigliò colla immaginazione e corruppe il romanzo, degradandolo al livello di una fantasmagoria, a cui dovette acconciare uno stile non meno barocco de’ suoi spettacolosi intrighi – quasi caposcuola a quello sciame di fabbricatori di romanzi che contaminano tuttavia la letteratura francese. Giorgio Sand intanto di levava gigante mercè l’incanto della sua penna, e tentava un nuovo mondo tutto fantastico; finchè, come spossata dal vagare in regioni aeree, riposò in un’atmosfera più serena se meno poetica, dove si allarga in deliziose variazioni, e prova che l’inesausta sua vena possiede ancora tesori infiniti.

  E.[ugenio] Camerini, Massimo D’Azeglio per E. Camerini, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1861 («I Contemporanei Italiani. Galleria Nazionale del secolo XIX», 16).

  pp. 80-81. Tutta l’eloquenza politica del Guerrazzi nell’Assedio di Firenze non ragguaglia la efficacia della narrazione dell’Azeglio. Niuno ammira più di noi quell’ingegno sovrano che dalla Battaglia di Benevento al Pasquale Paoli ha corso per tutt’i generi e le forme dello scrivere; ora emulando l’altezza lirica o la passione di Byron, ora vincendo le strazianti anatomie psicologiche di Balzac, ora fantasticando come Hoffmann o mordendo come Heine.

  Cesare Cantù, Storia universale. Volume XII. Prima edizione napoletana eseguita sull’ottava torinese con note del Can. Gaetano Barbati, Napoli, Giov. Pedone Lauriel-Giuseppe Marghieri, 1861, p. 589.[1]

  Cfr. 1851; 1858.

  Demo, Leopoldo II per Demo, Torino, Unione Tipografico-Editrice, 1861 («I Contemporanei Italiani. Galleria Nazionale del secolo XIX», 15).
  pp. 25-26. Riguccio Galluzzi, lo storico del Granducato di Toscana, oltre al merito d’esser riuscito a dire presso a poco la verità, tuttochè scrivente per commissione e sotto gli occhi d’un granduca, s’ebbe pur quello di scrivere, senza offendere il pudore, scene di vita intima quali dilettossi pennelleggiarne il realista romanziere Balzac.

  Filippo Dott. Filippi, Letteratura. L’Inferno di Dante illustrato, «Museo di Famiglia. Rivista illustrata», Milano, tip. Redaelli, Anno I, Volume I, N. 10, Ottobre 1861, pp. 320-322.

  p. 321. Quando si dice che G. Doré ebbe il fortunato coraggio d’illustrare splendidamente la leggenda del Giudeo Errante, il Gargantua ed il Pantagruel di Rabelais, i Contes Drolatiques di Balzac, quelli di Perrault, la Geografia Universale di Maltebrun, e da ultimo l’Inferno di Dante, si può formarsi un’idea dell’attività prodigiosa, della fecondità, del talento pieghevole e universale di questo simpatico artista.

  Paolo Giacometti, Il poeta e la ballerina, in Teatro scelto. Volume II, Milano, Sanvito, 1861.[2]

  pp. 28-29. Cfr. 1859.


  L. Gualtieri, A. Scalvini, La Presa di Palermo. Romanzo storico contemporaneo sull’eroica spedizione di Garibaldi in Sicilia dei signori L. Gualtieri ed A. Scalvini. Vol. II, Milano, presso Luigi Cioffi Editore-Libraio, 1861.

 

Capitolo ultimo.

Il ritorno del figliuol prodigo.

 

  p. 162. La casa del consigliere Pacifici è posta in una delle più popolose vie di Milano.

  L’esterno della casa riflette la fisonomia dei proprietari, dice Balzac, questo grande anatomico della società.


  Giuseppe Mazzini, Condizioni presenti della letteratura in Francia [1839], in Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini. Edizione diretta dall’autore. Vol. IV. Letteratura – Vol. II. Quarta Edizione, Roma, per cura della Commissione Editrice degli scritti di Giuseppe Mazzini, 1861, pp. 154-171.[3]

  pp. 166-169. L’immenso vuoto lasciato dal Romanticismo accolse intanto la gente della letteratura leggiera com’essi la chiamano, volgare e immorale come a me sembra. È questa la Scuola ch’oggi, in Francia, predomina.
  Io vidi quella Scuola, fin dal primo sorgere del Romanticismo, strisciarsi dietro ai novatori e seguirli dappresso come la scimmia l’uomo. Negli ultimi anni della Restaurazione, alcuni scrittori ottennero fama mercè una amara analisi della società e un affettato disprezzo d’uomini e cose. Janin avea scritto l’Ane mort et la femme guillotinée, Balzac la Peau de chagrin, Eugenio Sue Dio sa che. Noi interpretammo allora quei libri come sfogo di dolore e – Dio ci perdoni l’errore – come irritazione d’anime pure e severe davanti all’altrui corruttela. Avresti detto ch’essi soli fra i loro contemporanei guardassero al di là delle questioni politiche e soli intravvedessero nelle viscere della società un guasto ch’era necessario snudare agli occhi di tutti perché fosse più tardi guarito. […] I suoi primi scrittori diedero opera a dissotterrare quanto la società ha di più corrotto e di sudicio e lo illuminarono colle loro funebri teorie: sovrapposero un vetro di microscopio ad ogni piaga per essi scoperta. Non suggerirono rimedi, né vi pensarono. Ogni scalfittura era per essi cancrena: ogni bassezza, ogni debolezza umana, accertata o sospettata, fu buona ventura. Scandagliarono i motivi probabili o possibili d’ogni azione sperando di trovarvi un pensiero d’egoismo: guardarono al cuor come a pozzanghera e ne agitarono il fango finchè anche le lagrime ne fossero contaminate. […] La narrazione non rivela sdegno, non affaccia contrasto, ma procede fredda, impassibile nei dominii del Male come nella Cucina della Strega nel Fausto accampa sfrontato il materialismo.
  Siffatti sono, a chi ben li guarda, gli scritti di Janin, di Balzac, di Soulié, di Gozlan, e in parte d’Eugenio Sue. Chiamata a riprodurre la letteratura del XVIII secolo, quella del XIX doveva riprodurre certi vizi, non affettando un santo orrore che non provava, ma colla semplicità e colla libertà d’un’epoca alla quale incombe redimerne un’altra, che perdona alla corruttela perché coraggiosa, ai vizi perché abbelliti d’ingegno e di grazia … Generalmente parlando, nulla è immorale nell’Arte, neppure il museo segreto di Napoli. Le forme scusano il talento. Il lettore può trovarlo nel numero del 20 settembre 1834 della Revue de Paris, firmato da Giulio Janin.
  Il mio biasimo è severo; ma non oltre i confini del giusto. E quanti in Francia intendono ancora la santità del ministero delle lettere dovrebbero movere a questa sciaguratissima Scuola guerra incessante, mortale.

  Enrico Murger, Il Giuramento d’Orazio. Commedia in un atto di Enrico Murger, Trieste, Colombo-Coen Tip.-Editore, 1861.


Scena IV.

  p. 11.
  Giu. [Giulietta di Santenis] Ma insomma, signore, a chi ho l’onore? …
  Ge. [Orazio Gérard, giovane sui 25 anni, senza professione] Giustissima domanda … Ad Orazio Gérard (s’inchina e inoltra qualche passo). La mia età … quella delle donne di Balzac … le mie sostanze, 35,000 franchi di rendita; la mia professione (con amarezza comica) sfortunato (siede).

  S. Émile Nerva, Introduction à la philosophie des sciences naturelles, à la philosophie de l’histoire et à l’étude des littératures comparées par S. Émile Nerva Ancien Professeur de philosophie dans l’Université de France, Proviseur du Lycée de Plaisance, Turin, Henri Dalmazzo Imprimeur-Éditeur, 1861.

  pp. 184-185. Les passages que nous venons de citer expliquent la théorie esthétique, par laquelle nous avons dû débuter dans cet aperçu préliminaire sur la philosophie des sciences naturelles et la philosophie de l’histoire, parce qu’ils indiquent les applications qu’on peut en faire à une question déterminée de l’histoire littéraire, c’est-à-dire à la Critique française considérée au moment de l’apparition du romantisme, et à propos de la lutte qui s’est engagée entre l’école traditionnelle et l’école novatrice.
  Ce n’est pas là une querelle de personnes; c’est l’opposition de deux doctrines, celle du passé et celle de l’avenir, qui ont chacune leur part de vérité et leur raison d’être. […].
  Depuis le commencement de la lutte, ajoutions-nous, il y a eu des armistices, la paix n’a pas été conclue; les transactions ont réservé le droit des principales.
  On peut écrire des choses charmantes sur Chateaubriand, Balzac, Listz et Berlioz, et faire immédiatement la contre-partie en se plaçant à un autre point de vue. Lamartine, V. Hugo, Maxime Decamp, Béranger, Alfred de Musset, Eugène Delacroix, Georges (sic) Sand et Paul Delaroche sont parvenus par la faveur du public contre les traditions reçues; on les a célébrés sur tous les tons.

  Michele Uda, Gli Spostati, commedia in 5 atti di Michele Uda. Rappresentata per la prima volta dalla Compagnia Romana di L. Domeniconi sulle scene del teatro Nicolini di Firenze nel febbraio del 1859 e su quello del teatro Apollo di Roma nel marzo dello stesso anno, fu premiata al Regio Concorso drammatico del Carignano di Torino, nell’ottobre del 1860, Milano, Libreria di Francesco Sanvito, 1861.

Atto Primo. Scena III.

  p. 35.
  Pao. [Paolo Barni] Veniamo al fatto. Tu hai risposto assai vagamente alla mia prima interrogazione. Anzi tutto, ti ho chiesto se conoscevi la signora Marliani. Questa domanda ha parecchi significati.
  Val. [Valentino, zingaro letterario] Ho capito: nella donna tu distingui quello che si vede da quello che non si vede … fisico e morale non è così?
  Pao. Certamente
  Val. Capo primo: la signora Eugenia Marliani la è una donnina sur le retour … genere Balzac.
[…]

Atto Secondo. Scena prima.

  pp. 52-53.
  Lor. [Lorenzo Masi, possidente] […] Le mie deduzioni non sono meno vere, ma più generose. Come credete [si rivolge ad Eugenia Marliani] di poter celare una relazione, a cui si trovano le allusioni persino nei libri che Paolo scrive, e di cui si compiace … come io d’esser ricco e di possedere un appartamento? (apre il libro che aveva in mano) Sentite (legge) «Lettera prima. – A Giulia. – Gelosa come un’amante, esigente come una moglie, brontolona come una vecchia zia … una donna che, tutt’al più, protreste (sic) rispettare come una madre – ecco colei che ha idealizzato Balzac! Essere problematico, che riduce l’amore a una operazione di banca, e conserva nel cuore una specie di libro mastro per notarvi le scadenze e gli sconti» (ripone il libro).

  Salvatore Viale, Delle cagioni e degli effetti della moderna letteratura romanzesca. Lettera II. Degli effetti dei moderni romanzi per ciò che riguarda le belle lettere, in Scritti in verso e in prosa di Salvatore Viale da Bastia raccolti e ordinati per cura di F. [rancesco]-S.[ilvio] Orlandini, Firenze, Felice Le Monnier, 1861, pp. 552-559.

  Questo studio di S. Viale è stato pubblicato, in prima edizione, in: “Guida dell’Educatore, compilata da R. Lambruschini e da suoi amici e cooperatori”, Firenze, anno IX, vol. II della nuova serie, n. 1, gennaio 1845, pp. 24-42; n. 2, ottobre [?] 1845, pp. 130-151 (Cfr. R. de Cesare, La prima fortuna di Balzac… cit. vol. II, pp. 951-952). 

  pp. 556-557. Or le azioni molto feroci e svergognate, scelte ad argomento da qualche moderno poeta, e il modo ind’e’ si piace descriverle, dinotano in lui, come nel suo protagonista, un sentir grossolano e dozzinale, e un’indole che si chiamerebbe crudele, se non fosse affettata. Quindi gli animi delicati subito se ne disgustano; e guai se sì fatte imagini giungono a piacere ai lettori! poiché allora gli è segno che l’abuso delle forti impressioni ha spossata in questi la facoltà di ben sentire. Ciò si scorge in alcuni lettori i quali accostumati al Dumas, al Soulié, al Balzac, trovano più insipido il Petrarca, smaccato il Racine, e un po’ sonnifero Virgilio.
  Io so che alcuni moderni poeti descrivendo certe particolarità o singolarità storiche, le quali nell’umana indole son mere eccezioni, si scusano, anzi si vantano, dicendo ch’e’ ci rappresentano il vero; ai quali dirò primieramente che appunto per questo e’ falliscono lo scopo delle belle lettere; imperciocchè questo scopo sta nel porci innanzi il verisimile, non il vero, e molto meno quel vero che per la sua stranezza null’ha del verisimile.


[1] Segnalato da L. Carcereri, Editoria e critica balzachiana … cit., p. 537.
[2] Segnalato da L. Carcereri, Editoria e critica balzachiana … cit., p. 537. Altre edizioni: Milano, F. Sanvito, 1865 e 1873; Firenze, 1880; Milano, Sonzogno, 1884, 1885 e 1897; Roma, E. Perino, 1892.
[3] Si tratta del saggio: Condizioni presenti della letteratura in Francia, già pubblicato nel «Monthly Chronicle» del marzo 1839. Cfr. R. de Cesare, La prima fortuna di Balzac … cit., vol. I, pp. 565-566.

Marco Stupazzoni


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