sabato 13 febbraio 2016


1874


Traduzioni.


  Balzac, El Verdugo di Balzac. Un Giorno senza domani di J. Sandeau, Torino, Tip. Lit. Camilla e Bertolero, s. d. [ma 1874] («Il Novelliere diamante», vol. IV), pp. 3-23.[1]


 

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  Un volume in 24°. La traduzione, anonima, è condotta sul testo dell’edizione Furne del 1846.

 

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  O. Balzac, La Marana di O. Balzac, Roma, F. Capaccini Agenzia Editrice Giorn. Libraria, via della Guglia, 57 (Tipografia delle Terme Diocleziane), 1874 («Il Romanziere. Pubblicazione settimanale», 18), pp. 61.[2]




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  Un volume in 32°. Siamo di fronte alla riproduzione della ennesima traduzione del racconto di Balzac dovuta a Luigi Masieri già pubblicata nel 1835, nel 1859, nel 1865 (?) e nel 1871.

 

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  O. Balzac, Madama Diard (seguito della Marana) do O. Balzac, Roma, F. Capaccini Agenzia editrice giorn. Libraria (Tipografia delle Terme Diocleziane), 1874 («Il Romanziere. Pubblicazione settimanale», 24), pp. 64.[3


  

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  Un volume in 32°. Si tratta della traduzione relativa alla seconda parte del racconto balzachiano che ripropone il testo della già menzionata versione del Masieri.

 

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  H. de Balzac, Pene di cuore d’una gatta inglese, «La Varietà. Letture illustrate». Con 223 incisioni e due carte geografiche, Milano, Tipografia Editrice Lombarda, NN. 33-34-35, (luglio-agosto-settembre 1874), pp. 517-522; 541-543; 551-554.


 

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  La traduzione, anonima, si fonda sul testo dell’edizione originale delle Scènes de la vie privée et publique des animaux, illustrata da Grandville e pubblicata, in due volumi, da Hetzel nel 1842. Essa risulta complessivamente fedele e corretta ed è indipendente dalla lacunosa e maldestra versione del racconto balzachiano fornita da A. Piazza nella «Gazzetta privilegiata di Milano» del 23 settembre 1841.

 

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  O. Balzac, La Signora Firmiani per O. Balzac, Milano, Felice Legros editore (Tip. Frat. Borroni), 1874 («Florilegio romantico delle famiglie», n. 3), pp. 63.[4]

 

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  Un volume in 24°. Il racconto di Balzac si trova alle pp. 5-57; da p. 61 a p. 63, è presente il poemetto Le Fanciulle alla danza di Francesco Sebregondi. La presente traduzione non è altro che la versione ridotta, per i numerosi tagli e le frequenti omissioni di intere sequenze testuali, del testo pubblicato a Torino dalla Società editrice italiana nel 1853.

 

 

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  Onorato Balzac, Appendice. Il Colonnello Chabert di Onorato Balzac, «L’Italia Centrale. Giornale di Reggio nell’Emilia ufficiale per le inserzioni degli atti giudiziari ed amministrativi», Reggio nell’Emilia, Anno XI, N. 104, 3 Settembre 1874, pp. 1-2; N. 105, 5 Settembre 1874, pp. 1-2; N. 108, 15 Settembre 1874, pp. 1-2, N. 109, 17 Settembre 1874, pp. 1-2; N. 110, 19 Settembre 1874, pp. 1-2; N. 111, 22 Settembre 1874, pp. 1-2; N. 112, 24 Settembre 1874, pp. 1-2; N. 115, 1 Ottobre 1874, p. 1; N. 116, 3 Ottobre 1874, pp. 1-2; N. 117, 6 Ottobre 1874, pp. 1-2; N. 118, 8 Ottobre 1874, pp. 1-2; N. 119, 10 Ottobre 1874, pp. 1-2; N. 120, 13 Ottobre 1874, p. 1; N. 127, 29 Ottobre 1874, p. 1; N. 128, 31 Ottobre 1874, p. 1; N. 129, 3 Novembre 1874, p. 1; N. 136, 19 Novembre 1874, p. 1; N. 137, 21 Novembre 1874, p. 1; N. 138, 26 Novembre 1874, pp. 1-2; N. 144, 10 Dicembre 1874, pp. 1-2; N. 147, 17 Dicembre 1874, pp. 1-2.

  L’analisi di questa traduzione (la prima?) de Le Colonel Chabert di Balzac è presente nella sezione dedicata all’anno 1875.   

      


 

Studî e riferimenti critici.

   

  Anno 1871, in Commentari dell’Ateneo di Brescia per gli anni 1870, 1871, 1872, 1873, Brescia, Tipografia Apollonio, 1874, pp. 250-258.

  [Su: Giannantonio Folcieri, Il comunismo negli ultimi fatti di Parigi. Del socio prof. d.r Giannantonio Folcieri].

  p. 256. S. Simon, Fourier, Blanc, Proudhon, Sue, Hugo, Balzac con le più strane dottrine e con romanzi avidamente letti aveano nel traviamento de’ sentimenti fomentato nuove aspirazioni e nuove collere, quando giunse il 48, e «cogli stabilimenti industriali eretti a spese pubbliche si credette avere scosso il giogo del capitale».


  Vittorio Bersezio(1), in Ginevra Bastianelli, Album di omaggio letterario ad Alessandro Manzoni immaginato raccolto edito da Ginevra Bastianelli romana, Roma-Firenze, Tipografia Bencini, 1874, pp. 21-23.


  (1) Estratto dallo studio biografico e critico sui Promessi Sposi.

  Cfr. 1873.


  Bibliografia, «L’Italia Centrale. Giornale di Reggio nell’Emilia ufficiale per le inserzioni degli atti giudiziari ed amministrativi», Reggio nell’Emilia, Anno XI, N. 36, 26 Marzo 1874, p. 2.

 
  [Su «La Varietà»].

  Notiamo fra le pubblicazioni variate ed interessanti di questo giornale L’Isola Misteriosa, ultimo romanzo del celebre Giulio Verne, che vede la luce contemporaneamente in Francia ed in Germania, gli Animali dipinti da sè medesimi, raccolta di bizzarre monografie dettate da Giorgio Sand, da Alfred de Musset, da O. Balzac e da altri […].


  Cronaca cittadina, «Gazzetta Piemontese», Torino, Anno VIII, Num. 212, 3 Agosto 1874, p. 1.


  Il Novelliere diamante. – Si è pubblicato il 4° volume di questa bella raccolta settimanale di novelle italiane e straniere, la quale si è acquistata in un mese tutte le simpatie del pubblico. Contiene El Verdugo, racconto di Balzac, e Un giorno senza domani, di Sandeau. 


  [Jean-François-Alfred] Bayard e Paolo Duport, La Figlia dell’Avaro. Commedia in tre atti di Bayard e Paolo Duport tradotta da Francesco Giuseppe Masieri, Milano, presso l’Editore Carlo Barbini, 1874 (“Biblioteca Ebdomadaria-Teatrale ossia Raccolta delle più accreditate tragedia, commedie, drammi e farse del teatro italiano, francese, inglese, tedesco e spagnuolo”, Fasc. 286), pp. 79. [1835].


la figlia dell'avaro 1

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  Arturo di Beauplan, Le Insidie dorate. Commedia in tre atti per Arturo Di Beauplan tradotta e ridotta per le scene italiane da Salvatore de Angelis (di Francesco). Rappresentata su vari teatri d’Italia; nuovissima per Napoli, Napoli, Editori Vincenzo e Salvatore de Angelis (di Francesco), 1874.

 

Atto Primo. Scena II.

 

  p. 8. Lau. [Laura] Ah! non amo nulla! Vedrete! Anzi contate: amo il mio cane Tribly, i miei capelli, la mia carrozza, il mio palchetto all’Opera, gli abili nuovi, il mio piccolo canapè accanto al fuoco, il sole quand’ho voglia di uscire, la pioggia quando vo’ restare in casa! ... — Seguitate? — Amo Baden, Balzac, i marroni canditi e la Frezzolini nel Trovatore. — Addizionate!


  Anastasio Berlingozzi [?], Romanzetti a vapore di Ghirl … VI. Una sonnambula!!!, «Lo Spirito Folletto. Giornale umoristico illustrato», Milano, Anno XIV, N. 677, 21 Maggio 1874, pp. 166-168.

  p. 167.

CAPITOLO III.

In cui il sonnambulismo c’entra un altro poco.


  Prima di indagare lo stato della coniugale felicità di madama, e di scoprire le corna della luna di miele del marito, diamo giù in isbozzo il ritratto fisio-psicologico di Paolina.

  Giovane di mente esaltata, lettrice imperturbabile d’ogni sorta di romanzi da Walter-Scott alla Scapi­gliatura Milanese, da Sue a Ghislanzoni, da Guer­razzi a madamigella Beeker-Stowe, da Massimo d'Azeglio a Balzac, da Michelet a Strafforello, la sua bi­blioteca era ricca di qualche migliaja di volumi. La lettura del libro di Michelet sull'Amore l’aveva esaltata.



  Felice Bisazza, Opere di Felice Bisazza da Messina pubblicate per conto del Municipio, Messina, Tipografia Ribera, 1874.

   p. 423. […] Lecombe volge in beffe la scultura e la pittura italiana (l’Italia del Canova e del Raffaello) Balzac le donne italiane (l’Italia delle martiri e delle sante) […].



  Gerolamo Boccardo, Spettacoli, giuochi e divertimenti dalla Rivoluzione francese insino a noi e mezzi per dirigerli al miglior bene della civiltà moderna. II. Teatro moderno, - i suoi pregi, suoi vizi, sua riforma necessaria e quale, in Feste, Giuochi e Spettacoli, Genova, Tipografia del R. Istituto Sordo-muti, 1874, pp. 273-277.   

       II.

    

  Teatro moderno, - suoi pregi, suoi vizi, sua riforma necessaria e quale. § 102, pp. 273-277.


  pp. 273-274. Dalla Francia vennero fuori in gran numero cotesti creatori del nuovo teatro; e così doveva essere, perché il francese ingegno fu sempre, in verità, il più acconcio alle male come alle buone imitazioni, ai volgarizzamenti, alle esagerazioni delle idee italiane, inglesi o germaniche.

 

  Ma se i primi imitatori francesi gravemente peccarono e come artisti e come moralisti, peggio poi di mano in mano che scendiamo la scala degli imitatori di imitatori. Vittore Ugo (sic), Balzac, Dumas, la Sand, De Vigny, Scribe recarono almeno nella nuova scuola la divina favilla dell’ingegno. Ma che diremo noi di quegli intelletti eunuchi, di quelle stemperate fantasie, di quelle anime grette ed irose, di quelle menti false e superbe, che cogliendo tutto il vizioso, tutto l’esagerato e strano frasario di quei loro maestri, non hanno tampoco, a loro scusa, l’arditezza e la potenza di chi, primo, si scaglia contro tutti i principii della moralità, quasi fossero pregiudizii ed errori?



  Isidoro Boubée, Vincenzo Leitenitz, Précis historique de la littérature française depuis l’origine de la langue jusqu’à nos jours, Naples, Typographie-stéréotype, 1874, pp. 190-191.[5]

  Les autres romanciers contemporains, qu’il nous est défendu de passer sous silence, sont les suivants : Benjamin Constant, qui, dans Adolphe dépeint avec un charme inexprimable les tendres affections du cœur et les souffrances d’une âme passionnée ; puis Honoré de Balzac, auteur de la Comédie humaine, qui comprend une série de romans dans lesquels domine presque toujours une idée philosophique. Quelques-uns doivent être rangés parmi les chefs-d’œuvre du genre, comme Eugénie Grandet, le Père Goriot, le Lys dans la Vallée, le Médecin de Campagne, la Recherche de l’absolu, etc. etc. Plaçons à côté de lui Eugène Sue, dont les romans socialistes, Le Juif errant et les Mystères de Paris ont fait partout une si grande sensation.


  Antonio Bresciani, Avvisi a chi vuol pigliar moglie. L’arte di goder sempre del P. Antonio Bresciani D. C. D. G. Volume Unico, Milano, Serafino Muggiani e Comp., 1874.

  p. 29.

  Il savio sposo, pp. 60-67. Cfr. 1865.

           
  G. J. Calinios, Rassegna Drammatica. Il “Paolo” del signor Galati, «La Rivista Europea», Firenze, Tipografia Editrice dell’Associazione, Anno V, Vol. I, Fascicolo III, Febbraio 1874, pp. 528-532.

  Il sig. Galati con coraggio francese, e senza molti riguardi, ha voluto scoprire il tenebroso mistero della vita di tanti uomini scellerati per non essere potuti diventare buoni; del destino anzi di tutti i poveri figli di Adamo. Quanto non si è scritto sulla donna da’ poeti bramici sino a noi: si è detto tutto il male e tutto il bene possibile, di questo capolavoro della creazione come l’ha chiamato il Lessing. Ma ci fu il Balzac, che come ha ben detto il Mantegazza, se non fosse stato un grande artista, sarebbe stato un grande scienziato, che ci ha fatto conoscere da tutti i lati, l’essere-donna come ce lo hanno regalato tanti secoli di falsa educazione, ed un tantino almeno la sua conformazione organica. Il Balzac spaventato dalle sue scoperte, ha voluto applicare al matrimonio la stessa politica fine del principe di Macchiavelli (sic), la quale però non basterà supporre per impedire ad un solo predestinato d’entrare in capricorno.
  La scuola realista francese la quale era tutta in germe ne’ libri del grande romanziere, ha voluto studiare sempre la donna: ha preso a modello la donna decaduta delle classi più equivoche della società, piuttosto che la casta sposa e la ragazza innocente, che non hanno avuto il tempo e l’occasione, di trionfare o di soccombere nella battaglia della vita.


  Felice Calvi, Il Patriziato milanese, «Archivio Storico lombardo. Giornale della Società Storica Lombarda», Milano, Libreria Editrice G. Brigola, Anno I, 1874, pp. 101-175.

  p. 107. Osservo poi che i più illustri cognomi (come avviene in tutte le altre provincie d’Italia, dove non si usi il nome dei feudi) sono comuni anche nel popolo. Balzac, il celebre romanziere, soggiornando in Milano, non dissimula la sua sorpresa, in una delle sue novelle, nel leggere la mattina, al disopra delle botteghe, i nomi di famiglia dei blasonati anfitrioni dai quali, cred’io, veniva sontuosamente ospitato nei serali convegni.


  F.[elice] Cameroni, Appendice. Rassegna bibliografica. Alcune notizie sul “Novantatre” di Victor Hugo. […] “Le insidie dorate”: commedia in tre atti, per Arturo Di Beauplan – Napoli, edit. De Angelis, «Il Sole. Giornale quotidiano, commerciale-agricolo-industriale», Milano, Anno VII, 2-3 Marzo 1874, p. 1.


  Soltanto alle menti eccezionali è dato dall’analisi minuta dei fatti e degli uomini risalire alla sintesi più comprensiva, aprendo avanti gli occhi dell’attonito lettore vasti orizzonti, cui egli non sapeva neppure immaginare. Ben più di Balzac colla Commedia umana e di Sue coi Misteri del popolo, giganteggia V. Hugo per questa strana, impareggiabile potenza. Pochi lo emulano nella miniatura dell’analisi, nessuno possiede il suo sguardo d’aquila nella sintesi. […].
  Per quanto possa sembrare paradossale l’asserzione affermo, che tra le pubblicazioni economiche citate in questa rassegna bibliografica e la commedia tradotta dal francese: Le insidie dorate, non esiste un abisso, giacchè al pari della Norma di Ponsard, del Mercadet di Balzac e della Question d’argent di Dumas figlio, questo lavoro ha punti di contatto col mondo degli affari. E perciò appunto dubito del suo successo sulla scena. A stento, vi riuscì persino il creatore della Commedia umana, ad onta dei prodigi d’abilità, di cui diede prova nel Mercadet.


  Felice Cameroni, La Bohême, da Murger alla Comune, «L’Arte drammatica», Anno III, N. 20, 21 Marzo 1874, p. 2.[6]

   È in nome dell’Arte, che rossi ed azzurri ricordano commossi i morti della Bohême, da Gilbert a Moreau, da Murger a Planche, da Heine a Berthet, da Champfleury a Montjoie; è un miracolo dell’Arte, se (tolta ogni distinzione di parte) ci è cara la memoria di Musset e Baudelaire, di Gautier ed Heine, di Chatterton e Byron, di Foscolo e Tarchetti, di Rovani e di Pinchetti; dobbiamo all’Arte uno dei pochi conforti fra gli sbadigli od i disgusti della vita – l’entusiasmo pel bello – da Victor Hugo a De Banvile, da Carducci a Praga, da Balzac a Flaubert, da Dumas figlio a Pailleron, da Taine a Houssaye. […]

  Coll’elegante autore dei ‘Proverbi’ deliziamoci pure, evocando le gaie rimembranze delle Vie de Bohème, le tristi meditazioni delle Nuits d’hiver; sfogliamo con voluttà Stello o Myosotis, La confession d’un enfant du siècle, le pagine del Giovane di provincia di Balzac od i giornali letterari della Riva Sinistra.


  Felice Cameroni, Rassegna bibliografica e teatrale. La tentation de Saint-Antoine, «Il Sole. Giornale quotidiano, commerciale-agricolo-industriale», Milano, Anno VII, N. 109, 18 Maggio 1874, p. 1.


  Eccoci alla Tentation de Saint Antoine di Flaubert, uno strano, finissimo, erudito ingegno, che in Madame Bovary ha raggiunto la perfezione di Balzac, ed in Salammbô creato il romanzo alla Gérôme.


  F.[elice] Cameroni, Rassegna bibliografica e teatrale. […]. Novità letterarie francesi, «Il Sole. Giornale quotidiano, commerciale-agricolo-industriale», Milano, Anno VII, 20 Agosto 1874, p. 1.


  La Conquête de Plassans di Zola, per finezza di osservazione, emulo di Balzac, per colorito, allievo di Gautier; realista fino alla fotografia da stereoscopo, studioso delle passioni e debolezze umane fino allo specillo; un naturalista pittore, un filosofo artista, un fisiologo romanziere.


  F.[elice] Cameroni, Rassegna teatrale e bibliografica. Cronaca teatrale […] Libreria Dumolard: “Les Portraits contemporains” par Gautier – “Les Aventures de Mariette” par Champfleury – “Sans queue, ni tête” par Quatrelles, «Il Sole. Giornale quotidiano, commerciale-agricolo-industriale», Milano, Anno VII, 10 Ottobre 1874, pp. 1-2.


  p. 2. Figurarsi, con qual peccaminosa voluttà letteraria, aprirei avanti gli occhi de’ miei lettori la lanterna magica dei Ritratti contemporanei di Gautier, o le Avventure di Madamigella Mariella narrate allo Champagne da Champfleury, il compagno di bohème di Murger, il suo emulo nel realismo scapigliato. Balzac e De Vigny, Goncourt e Mery, Monnier e Béranger, poeti, romanzieri e caricaturisti, palpitano di vita, mercè il pennello tiepolesco di Gautier, il più abbagliante fra i coloristi francesi, il più paradossale tra i veterani del 1830, l’ultimo della valorosa schiera d’Hernani, rapito dalla morte all’ammirazione dell’Europa. […].
  Questo vi basti, che dopo il capolavoro di Murger, il romanzo di Champfleury è uno di quegli, i quali ritraggono con maggior vivacità di tinte, la scapigliatura artistica, ispiratrice di tanti romanzieri e poeti, da Balzac a Maillard, da Nerval a Baudelaire.


  Felice Cameroni, Rassegna teatrale e bibliografica. Les Nouveaux contes à Ninon, «Il Sole. Giornale quotidiano, commerciale-agricolo-industriale», N. 282, 2 dicembre 1874, p. 1.


  Sfido i pittori di genere ad emulare l’autore di queste pagine. Ha del Balzac e del Gautier, il verismo del primo e la tavolozza del secondo.


  C.[esare] Cantù, Bibliografia. Fiabe, «Archivio Storico lombardo. Giornale della Società Storica Lombarda», Milano, Libreria Editrice G. Brigola, Anno I, 1874, pp. 379-383.


  pp. 381-382. Instancabile raccoglitrice di tali racconti è la signorina R. H. Busk. […] Ora, sempre in inglese e in bella edizione, l’Affezione popolare di Roma, raccolta dalla bocca del popolo. Si è ella proposto di smentire l’opinione volgare, che la moderna Italia non abbia tradizioni popolari; indica donde raccolse le sue; rammenta i lavori del De Gubernatis, le storie di stregherie e novelle lombarde del Cantù, e il lamento di questo perché noi conosciamo le nostre usanze meno che quelle della Scozia e della Turena, perché non ci sono raccontate da Balzac o da Walter-Scott.


  Biagio Cognetti, Del romanzo, in Lezioni di letteratura estetica e didattica proposte alle scuole ginnasiali, liceali e tecniche, Napoli, Stab. Tip. Pansini, 1874.[7] 

  p. 117. Maestro in questo genere di romanzo [psicologico] è il Balzac che con tutta verità ha ritratta la società nelle passioni che la dominano; ed ha avuto il merito di serbare nobiltà di contegno, anche nel rilevare le più brutte passioni sociali sotto un velo, che se non poteva essere modesto, certamente non manca di decenza. 


  Cosimo Coppini, Dei due litiganti il terzo gode. Proverbio in un atto in versi per Cosimo Coppini. Rappresentata per la prima volta dalla Compagnia di A. Monti all’Arena Labronica di Livorno la sera del 18 giugno 1872, Milano, presso l’Editore Carlo Barbini, 1874 («Biblioteca Ebdomadaria – Teatrale ossia Scelta raccolta delle più accreditate tragedie, commedie, drammi e farse del teatro italiano, francese, inglese, tedesco e spagnuolo», Fasc. 729).

 

  p. 43. Beltrami.

  Se lo vede, sarà quel che sarà!

  lo feci per il meglio. - Dunque la cosa va

  Co’ suoi piedi; voi siete persuasi e contenti? ...

  Ne ho piacer, cari amici, ve ne fo complimenti!

  Pascetevi di amore ... di dolci parolette ...

  Io ... vado a far lo stesso ... con quattro cotolette.

  (E sfido Sue, Balzac, La Sand, Koch (sic) e Dumas

  A farmi un personaggio di tanta abilità!).

             

  Ippolito Tito D’Aste, Occhi d’Argo. Commedia in tre atti di Ippolito Tito D’Aste, Milano, presso l’Editore Carlo Barbini, 1874.


Atto Primo.
Scena XI.

  pp. 30-31.

  Mau. [nipote di Pompeo Salvioni] (con ostentata indifferenza e fissando Emilia che si turba). Edi io avrei ben voluto che Edoardo [Edoardo Corani] restasse con noi a pranzo. Sarebbe stata una ben gradita compagnia, e gliene feci sincere e reiterate istanze. – (pausa) E tanto più sentivo il bisogno di usargli una tal cortesia inquantochè avevo udito dal servo ch’egli era venuto poco tempo prima e proprio per il libro che tu [Emilia, moglie di Maurizio] gli avevi richiesto […]. Che libro è cotesto ch’ei ti ha portato?
  Emi. La Phisiologie (sic) du Mariage di Balzac.
  Mau. Altra prova d’amicizia portare a mia moglie la fisiologia del matrimonio perché possa studiarvi … Mi permetti di sfasciarne la sopracoperta?
  Emi. (alzandosi) In verità non so comprendere perché proprio adesso all’ora di pranzo ti venga l’idea di aprire e di leggere questo libro: ci sarà tempo in appresso …
  Mau. Ed è pure strano questo tuo desiderio ch’io non l’apra.
  Emi. Ha ragione lo zio! tutti uguali vojaltri uomini, vojaltri mariti! Ecco: per la cosa più semplice vi ponete in sospetto, vi adirate, vi adombrate … […]
  Si dubita della moglie per la più lieve galanteria che un uomo usa seco lei: si fanno castelli in aria, si almanaccano supposizioni e tutto ciò senza ponderare prima se s’abbia motivo di farle: frattanto ti dico che questo libro tu non l’aprirai!
  Mau. Ed è giusto, e crederei mancare alle regole più meschine di gentilezza se insistessi più oltre. […].

Atto Secondo.
Scena VI.

  pp. 48-49.

  Leo. [Leone, nipote di Pompeo Salvioni]. Sai tu [Maurizio] che libro leggevano le nostre mogli pocanzi? La fisiologia del matrimonio di Balzac; quel libro che insegna ai mariti come debbano usare la vigilanza sulle mogli e per conseguenza alle mogli come possano deluderla.
  Mau. Ebbene? – quel libro lo portò Edoardo ad Emilia.
  Leo. Ah! è dunque vero! Leggi, leggi quelle postille scritte a matita a pagina ottantanove (glielo porge) hai veduto?
  Mau. (dopo aver letto ritenendosi il libro) Sì.
  Leo. E non vai in furia?
  Mau. E perché? Potrò impedire al proprietario d’un libro di apporvi quelle note che più gli aggradano …
  Leo. Oh! la tua calma! …
  Mau. Vedi, finito il pranzo, andai nella mia camera e vidi quel libro fasciato e suggellato; non so come, per isbaglio, l’apersi, e accortomi del mio errore mi affrettai a rincartarlo con somma cura e di rinnovarne i suggelli in modo che paressero intatti, affinchè mia moglie non avesse ad adontarsi della mia indiscrezione, sotto ogni riguardo ingiustificabile, ed alla quale fui spinto dai miei pensieri che in quel momento vagavano altrove.
  Leo. Stolido! …
  Mau. Leone!
  Leo. Le nostre mogli si pigliano beffe di noi! ridono alle nostre spalle! […].


Atto Terzo.
Scena X.

  p. 86.
  Mau. A proposito: ti ringrazio, sai, del libro che portasti jeri a mia moglie: La fisiologia del matrimonio di Balzac. – Bel libro: studio profondo del cuore umano: jeri sera infransi io i tuoi bei suggelli verdi, e ho letto …
  Edo. (fra sé) (Dio! … sa tutto!)
  Mau. Che cos’hai? diventi pallido? … gran testa scarica che sei! sai tu, imperdonabile smemorato, che cosa avevi posto per isbaglio in quel libro?
  Edo. Davvero non saprei …
  Mau. Una lettera …
  Edo. Oh! …


  Giovanni Faldella, Il Male dell’arte, Torino, Libreria Luigi Beuf, 1874.

  Cfr. 1873.


  Giovanni Faldella, A Vienna. Gita col lapis di Giovanni Faldella, Torino, Tipografia C. Favale e Comp. Libreria Luigi Beuf, 1874.

 

  p. 234. Bisogna scovare un fatto o un tipo, quando si è dinnanzi ad una tela o ad un marmo.

  E dall’esercito di quadri e di statue che l’Europa mandò a Vienna si potrebbe ricavare una Commedia Umana più larga di quella di Balzac, e una Commedia Divina più grande di quella Dantesca ...



  G.[iovanni] Faldella, Fiorina, «Rivista minima», Milano, Anno IV, N. 11, 7 Giugno 1874, pp. 164-67.

 

  pp. 165-166. La zia Omnibus era un vero camozzo: sdentata, sgangherata, svisata, impastata di scimmia e di giraffa, con il collo lungo, arricciato come la fodera di un paracqua, e girava continuamente sugli arpioni delle sue magre ossa, quasi andasse ancora in busca di conquiste. Era una di quelle vecchie signore borghesi, che fanno una carriera amorosa più lunga di quella delle duchesse di Balzac [...].



  Giuseppe Ferrari, Teoria dei periodi politici di Giuseppe Ferrari, Milano-Napoli, Ulrico Hoepli Librajo-Editore, 1874.

  pp. 152-153. I ritorni al passato erano esclusivamente poetici; i chiari di luna di Chateaubriand, i suoi monasteri, le sue cattedrali, si riducevano a tele dipinte, ad edificii di carta, a prospettive sceniche; Lamartine non chiedeva alla religione che una tinta di melanconia per darsi un’attitudine convenevole; Vittor Hugo si ricorda forse di aver subito l’influenza teatrale della restaurazione borbonica? i conti, i marchesi di Balzac sono forse di un tempo anteriore all’89? Le loro smargiassate non sono forse tariffate alla Borsa del 1830? I loro castelli in aria non sono forse fondati sui valori industriali di Luigi Filippo!


  Luigi Fontana, Massimo d’Azeglio a Roma. Commedia in quattro atti di Luigi Fontana, Milano, presso l’Editore Carlo Barbini, 1874.


  [Anno 1845].

Atto Primo.

Scena II.


  pp. 10-11.
     
  Cle. [Clelia Volmetti]. Di che v’occupate signor Adolfo?
  Ado. [Adolfo, fidanzato di Virginia, figlia di Clelia]. Del romanzo di Massimo d’Azeglio: Ettore Fieramosca.
  Lah. [Monsieur Lahure]. Un romanzo? C’est une traduction du français?
  Ado. No. È un romanzo originale italiano, d’autore vivente.
  Lah. È dunque un’imitazione dei nostri auteurs vivants: Sue, Dumas, Balzac, Paul de Koch (sic) …
  Ado. Qualche cosa di meglio.
  Lah. Di meglio? (ride) Laissez-moi voir questo meglio. (s’alza e va da Adolfo. Adolfo dà il libro a Lahure). Ben legato … ma se del pari fosse ben scritto e interessante …
  Ado. Scritto benissimo ed interessante in sommo grado.
  Lah. Allora è qualche copia o imitazione dei nostri grandi autori.
  Ado. Non sapete che è ammirabile la vostra disinvoltura?
  Lah. Che cosa volete voi dire?
  Ado. Tacciare un autore di plagio senza neppure aver letto il titolo del suo libro, vi sembra cosa seria?

  […]

Scena VII.


  pp. 21-22. 
    
  Lah. Comment? Voi non amate la langue française ?
  Vir. Non ho detto questo, ma bensì che preferisco la mia.
  Lah. Ce ne peut-être (sic). Non può essere. Voi non conoscete pas encore la notre langue, ma la conoscerete, poiché voi siete degna di parlare toujours la lingua degli amori; et moi se potessi aspirare all’immensa felicità di potervela apprendere.
  Vir. Vi auguro un’altra allieva più disposta ad approfittare delle vostre gentilezze.
  Lah. Tutte per voi le mie gentilezze, poiché la vostra beltà mi ha percé le coeur, et moi voglio sempre vivere l’umile schiavo della vostra beltà.
  Vir. Vi prego, signore, a riflettere ch’io sono la fidanzata di Adolfo.
  Lah. Lo so. Et bien?
  Vir. Ebbene, vi sembra ch’io possa dar ascolto a simili parole?
  Lah. C’est dommage che voi non conosciate ancora gli usi della buona società. Vous, n’avez pas encore letto i romanzi di Balzac?
  Vir. No, perché mi fu detto che sono libri poco adatti ad una giovane.
  Lah. Au contraire! Sono lo specchio fedele della società, della grande société de Paris. Voi avete bisogno e dovete desiderare d’essere istruita negli usi del bel vivere, e per questo non potreste trovare uno strumento meilleur de (sic) moi, che voglio dedicarmi a vous avec tutta la mia passion.

[…]

Atto Secondo.

Scena XIII.


  pp. 46-47. 
    
  Edi. [Un Editore]. Ma il pubblico non ama i soggetti storici.
  Mass. [Massimo d’Azeglio]. Il successo dei due romanzi da me pubblicati prova il contrario.
  Edi. E sarebbe stato maggiore se fossero stati due romanzi sociali.
  Mass. Che è ciò ch’io non poteva fare. Il mio scopo era di far vibrare la fibra patriottica degli italiani.
  Edi. Ma lo scopo d’uno scrittore dev’essere di divertire per vendere molte copie. Dar nel gusto del pubblico, ecco il problema. La storia e la politica non producono che noja. Io lo voglio pagare e non bado alla cifra, siano due, tre, sia quattro mila scudi; ma voglio un romanzo a modo mio, … cioè a modo del pubblico.
  Mass. Quattro mila scudi proposti così a bruciapelo e in Italia! Ci sarebbe non solamente sa sedurre, ma anche da sbalordire un imbrattator di carta.
  Edi. Vogliamo dunque accordarci?
  Mass. Sono a sua disposizione.
  Edi. Dunque un romanzo sociale e del genere più divertente … quale sarebbe quello di Balzac e di Paul de Kock … stringeremo un contratto notarile su queste basi come sul prezzo dell’opera …
  Mass. (alzandosi irritato). Chi ha mandato lei qui da me?
  Edi. Come sarebbe a dire? (s’alza)
  Mass. Quest’idea non dev’essere sua, ma il suggerimento di coloro i quali odiano quanto v’ha nel mondo di generoso, di bello, di sublime. È di là che viene il pensiero di allettarmi col denaro, affinchè io prenda posto in quelle fila e getti fango sulla mia bandiera … la bandiera della patria, della libertà e della moralità, e prostituisca la mia penna intingendola nelle oscenità che deturpano la letteratura francese, e mi faccia maestro di corruzione … Non è così, signor mandatario.
  Edi. Ma signor cavaliere …
  Mass. Basta! non le dico già di vergognarsi, ma bensì di risparmiare altre parole.


  [L. L.], Notizie letterarie slave. Pietro Boborykin, «La Rivista Europea», Firenze, Tipografia Editrice dell’Associazione, Anno V, Volume III, Fascicolo III, 1° Agosto 1874, pp. 609-611.


  p. 609. – Pol Szisny (Mezza Vita), romanzo di Pietro Boborykin, Pietroburgo 1873. – Il signor Boborykin è uno de’ più fecondi novellieri russi contemporanei; egli possiede un facilissimo talento di narratore, ed è evidente che, oltre ai novellieri russi più favoriti, quali il Turghenieff, un realista pieno d’idealità della grande scuola di Pushkin e dei Lermonteff, e Soltikoff un realista scolpito della scuola di Gogol, egli ha molto studiato, tra gli scrittori francesi, il Balzac. Da Balzac in Francia, si discese a Erckmann-Chatrian ed a Ponson du Terrail; ad uno scrittore russo restano sempre ancora abbondanti colori locali per darci pagine originali e caratteristiche le quali si ricercherebbero invano in molti degli odierni romanzi francesi d’imitazione.


  Baldassarre Labanca, Della Dialettica. Libri quattro di Baldassarre Labanca. Volume Secondo, in Firenze, coi tipi di M. Cellini e C. alla Galileiana, 1874.

 

VIII. 
    
  p. 422. Così, il medesimo avaro, imitato dal genio immaginativo, è stato rappresentato sempre bello ed ammirando, ma ora povero nell’Euclione di Plauto, ora ricco nell’Harpagone (sic) di Molière, ed ora usuraio nel Gobseck di Balzac.


  M. Leonardi, Sulla importanza civile-religiosa della donna. Manualetto di letture amene per tutte le scuole femminili e pei Collegi, di educazione donnesca. Seconda edizione. Notabilmente accresciuta e migliorata, Acireale, Tipografia Vescovile di Vinc. Strano, 1874.

 

CAPITOLO TERZO.

Forza che le viene dal cristianesimo.

 

  pp. 36-37. Vi ha una razza di scrittori come Rousseau, Balzac, Leopardi ed altri molti, che vi fanno parere il mondo un covile di belve, vanissima inarrivabile cosa la virtù, una follia lo spirito del sagrificio, e indefinibile vanità lo spirito di abnegazione: costoro diconsi uomini di mondo e sono d’inferno.



  Paolo Mantegazza, Rivista scientifica. “Lamentazioni sulla scienza ufficiale italiana. – Le teoriche del piacere, la fisiologia e la psicologia del riso. – Una monografia sui Todas. – Appunti di bibliografia scientifica italiana”, «Nuova Antologia di Scienze, Lettere ed Arti», Firenze, Direzione della Nuova Antologia, Volume Venticinquesimo, Fascicolo Primo, Gennaio 1874, pp. 222-234.


  pp. 226-227. E, senza farlo apposta, io trovo proprio qui dinanzi ai miei occhi fra i molti libri di scienza che gli ultimi mesi dell’anno hanno messo alla luce, libri e giornali che parlan del piacere, della sua fisiologia, delle sue teoriche. […] Leone Dumont ci ha parlato lungamente nella Revue scientifique della teoria del piacere ... […].
  Balzac aveva già scritto, molti anni or sono, che si attendeva tuttora un fisiologo del piacere, e dopo tanti anni il Dumont ripete ancora lo stesso lamento, scrivendo: la science du plaisir et de la peine est encore à faire, et l’on ne sait même quel nom lui donner.


  Ferdinando Martini, La morale e il teatro. Lettura fatta al Circolo filologico di Pisa, il 12 aprile 1874, ora in Al Teatro. I. Studi e profili. II. Le prime recite, Firenze, R. Bemporad & Figlio Cessionari della Libreria Editrice Felice Paggi, 1895, pp. 3-36.


  [pp. 9-10, nota 1]. Lo stesso può dirsi dell’Avaro, dell’Adulatore, ecc. Dal Maître Pathélin dell’antico teatro francese discendono il Turcaret del Lesage, il Ludro del Bon, il Mercadet del Balzac, il Jean Giraud del Dumas figlio e il Robert Macaire e tutti i banchieri fraudolenti che popolano il teatro da venti anni a questa parte.


  Giuseppe Mazzini, Condizioni presenti della letteratura in Francia [Monthly Chronicle, Marzo 1839], in Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini. Edizione diretta dall’autore. Vol. IV. Letteratura. Vol. II, Milano, per cura degli Editori, 1874, pp. 154-171.


 pp. 166-170. Cfr. 1862.



  G. C. Molineri, Appendice – Rivista drammatica. Teatro Gerbino. – “Il signor Alfonso”, commedia in tre atti di Alessandro Dumas figlio, «Gazzetta Piemontese», Torino, Anno VIII, Num. 101, 12 Aprile 1874, pp. 1-2.


  p. 1. Gli accademici si chiamano pomposamente da sé i quaranta immortali, il che non toglie che una buona metà sia composta di autorucoli poco conosciuti oggi, dimenticati domani, e che l’Accademia era diventata più un’istituzione politica, un reazionario, che non un sodalizio letterario. Molti fra gli autori francesi, e fra i migliori appunto, non giunsero mai a penetrare nei Sancta Sanctorum, come Balzac e Théophile Gauthier (sic), ma i prescelti non ne vanno che più pettoruti, credendosi forse d’essere da più dei reietti.
  A Dumas figlio dunque era saltato il ticchio di essere eletto accademico.


  G. C. Molineri, Un colpo di fortuna. Romanzo contemporaneo. Parte seconda. “Segue” Capitolo Sesto, «Gazzetta Piemontese», Torino, Anno VIII, Num. 340, 10 dicembre 1874, p. 1.


  In fondo in fondo Giulio dubitava talvolta che l’avvenire fosse riservato alla fazione che egli serviva; il dover fingere religioso lo rendeva ridicolo, essendo in Roma conosciuto quale un libertino senza pari, un impasto di Don Giovanni e di Tartufo, un discendente, nel morale, di quei prelati che descrive Balzac nel primo dei suoi Contes drolatiques. 


  Luigi Morossi, Il Teatro italiano della commedia. Considerazioni e proposte di Luigi Morossi, Venezia, Tipografia del Giornale «Il Tempo», 1874.

 

  p. 9. E dire che Scribe, il quale, se non era un genio, aveva indubbiamente un ingegno ed un’attitudine speciale pel teatro, ha cominciato la carriera con quattordici fiaschi!

  Che Balzac, lo Shakspeare (sic) del romanzo, ha scritto per le tignuole una mezza dozzina di libri prima d’esser letto!



  Jacopo Passavanti, Lo Specchio di vera penitenza di Fra Jacopo Passavanti annotato ad uso de’ giovinetti da Gaetano Dehò. Volume primo, Torino, Tipografia e Libreria dell’Oratorio di S. Francesco di Sales, 1874.

 

  pp. 144-145, nota (1). Oh quanti giovani de’ nostri dì avrebbono bisogno di questa lezione del buon frate! Poichè essi leggono assiduamente i luridissimi imbratti del Sue, del Balzac, della Georges (sic) Sand, di Victor Ugo (sic), dei Dumas, del Didier, di Paul de Kock, del Soulier, del De Vigne (sic) e di cento altri, in cui fanno «l’estreme prove (dirò col Betti) la satira, la lascivia, l’orridezza, la disperazione, oltra l’intemperanza e l’audacia delle metafore».

           
     
   

  Pessimista [Felice Cameroni], Giulio Vallés (sic) ed i Refrattari. Cenni biografici e critici del “Pessimista”. Giulio Vallés, in Giulio Vallés, I Refrattari. Con prefazione del Pessimista. Unica edizione italiana, Milano, presso Emilio Croci, Editore, 1874, pp. 1-14.

  p. 3. Al pari di tutti i giovani destinati a conquistarsi un nome, seguendo l’esempio dell’Jeune homme de province miniato da Balzac, a sedici anni il nostro repubblicano accorse a Parigi, promettendo al padre di prepararsi alla carriera dell’insegnamento, ma in realtà per realizzare quel mondo di folli aspirazioni e di fantastiche utopie, che gli frullavano nella massa cerebrale. […]
  p. 6. Alla fisiologia della Domenica d’un giovane povero tenne dietro quello studio generale sui Refrattari, ch’ora serve di prefazione al capolavoro di Vallès. Murger nel Manicotto di Francine e nei Bevitori d’acqua, Moreau e Gilbert nei loro canti più cupi, e Balzac nei capitoli più tristi dell’immortale Commedia umana, sono i soli scrittori, che possono esser confrontati coll’autore dei Refrattari nella potenza e nella verità della fisiologia della bohême. Ma Vallès tutti li supera nell’intendimento, giacchè Murger non ha scopo sociale, Moreau e Gilbert conducono alla disperazione, Balzac alla misantropia, i Refrattari alla battaglia contro le ingiustizie.


I Refrattari, pp. 15-26.

  pp. 24-25. E qui l’autore, colla caratteristica sua breviloquenza ed originalità, passa in rivista i libri, che destano di solito le più durature impressioni nelle diverse fasi della vita, da Robinson a Balzac, da Jean Bart a Murger, da Byron a Musset, da Walter Scott a Dumas figlio. Collo specillo dell’anatomia tocca le pieghe aperte dalla letteratura in tutti, o quasi tutti questi cercatori di pericoli, difensori di vessilli, apostoli, tribuni, soldati, vincitori, vinti, martiri della società, vittime del libro, insomma! […].
  Caustico come Heine, fantastico come Musset, scapigliato come Murger, vero come Balzac, interessante come Champfleury e Maillard, l’apologista dei Refrattari in sé raduna due doti, che ben di rado trovansi congiunte: l’ispirazione del poeta, lo studio del filosofo.


  Pessimista, Torelli ed i Derisi, «L’Arte Drammatica», Milano, Anno IV, N. 2, 14 Novembre 1874, p. 4.

 

  […] egli si compiace della commedia elegante, dei quadretti da salon, dei brillanti episodi, delle debolezze e delle transazioni sociali, anzi (potrebbesi aggiungere) della fotografia della vita moderna nelle sue minifestazioni (sic) più svariate, dalla tesi sulla Missione della donna, ai bozzetti da stereoscopio dei Mariti e delle Mogli, dagli studi dello nostre ipocrisie colla Verità e cogli Onesti, a quelli delle nostre passioni con Fragilità e colla Vedova, dalla fisiologia alla Balzac della Fanciulla, alla miniatura alla Gustave Droz di Nonna scellerata, ed ai proverbi alla Musset.

 

 

  Pessimista, Ancora sul repertorio delle nostre compagnie, «L’Arte Drammatica», Milano, Anno IV, N. 3, 21 Novembre 1874, pp. 1-2.

 

Produzioni di vecchia data.

 

  p. 1. Ha preso tali proporzioni la febbre dei subiti guadagni e la mania della Borsa, che non oso suggerire il Mercadet di Balzac, pel timore che il pubblico dell’oggi trovi troppo ingenuo quegli stesso, in cui l’autore della Commedia Umana raffigurava gli indelicati del 1830. Ma quale creazione ne potrebbe tentare il Cesare Rossi!



  F.[erdinando] Petruccelli della Gattina, Il Re prega. Romanzo, Milano, Fratelli Treves, Editori, 1874, pp. 34-53. Seconda edizione, Milano, Fratelli Treves, editori, 1887, p. 27.


  p. 37. Bambina sapeva molto, senza dubitar sene. Ciò teneva all’abitudine di suo fratello che pensava e leggeva ad alta voce, non importa che, da una ballata di Hugo, un poema di Byron, un dramma di Shakespeare, un romanzo di Balzac fino alle severe lezioni della storia, della filosofia, della teologia, dell’economia politica, della scienza della natura. Di tutta questa scienza, di tutta questa poesia restava molto nello spirito di Bambina, la quale, non essendo distratta altrove, essendo tenuta a parte dal contatto della gente grossolana del borgo, occupava l’attività della sua intelligenza a queste curiosità.


Antonio Pierleoni, Conforti e doveri del prete cattolico nell’età presente. Conferenza del Sacerdote Antonio Pierleoni Canonico della Insigne Cattedrale Basilica di Recanati Missionario apostolico, Cesena, Tipografia C. Biasini, 1874.

 

  p. 38. Esortiamo i popoli a non leggere le oscene scritture riprodotte e moltiplicate a dì nostri in tutti i sesti e con mille gingilli intorno per allettare, del Bocaccio (sic), del Sacchetti, del Firenzuola e del Casti che ti corrompono il cuore, nè l’Emilio e l’Eloisa del Rousseau, [...] nè i romanzi del Balzac, del de Vigne, di Victor Ugo (sic), di Eugenio Sue; nè quelli di Dumas, di Federico Soulier (sic), di Paul de Cock (sic) e di Carlo Didier, che accarezzano le passioni, le solleticano, le accendono, le attizzano, e le arroventano spingendole sino al delirio.



  Giuseppe Ricciardi (per cura di), Memorie di un vecchio pubblicate per cura di G. Ricciardi, Milano, Natale, Battezzati, Editore, 1874.

 

  p. 39. Ed intanto, sì ella, che io, porgevam loro gl’insegnamenti morali più puri e più santi, predicando in ispecie coll’esempio del nostro vivere intemerato. E così procedemmo per anni molti, vivendo vita assai queta e serena nella nostra modesta villetta, di cui Onorato Balzac sarebbesi compiaciuto, se l’avesse mai visitata, di fare la più graziosa pittura, descrivendone con amore i più minuti particolari, dalla porta d’ingresso, che metteva sul giardinetto, piantato d’alberi annosi, fino al soppegno, in cui dimorava la nostra unica fante, una giovane dell’Alvernia, assai vispa e robusta, sempre disposta al lavoro, e la qual sorridente porgevasi a ognuno, anzi studiavasi di antivenire i nostri minimi desiderii.



  Amédée Roux, Revue littéraire française. Chronique littéraire. “Les romans nouveaux”, «La Rivista Europea», Firenze, Tipografia Editrice dell’Associazione, Anno V, Volume II, Fascicolo II, 1° Aprile 1874, pp. 333-349.


  p. 333. Si les Romains du temps d’Horace s’énorgueillissaient, - peut-être à tort – d’être les premiers satiriques du monde, nous pouvons nous nous flatter à juste titre d’être les romanciers par excellence, et depuis quelques années cette supériorité relative semble s’accuser plus nettement encore. Nous n’avons sans doute à l’heure qu’il est aucun peintre de meurs (sic) de la force de Balzac, et il y aurait de l’outrecuidance à soutenir que les derniers romans de George Sand et de Jules Sandeau puissent être mis en parallèle avec André, Mauprat, Jacques, - Marianne ou M.lle de la Seiglière, mais à aucune époque la France n’a possédé un plus brillant essaim de contours agréables, et parmi les adeptes de cette nouvelle école qu’on a qualifiée de réaliste, je citerai deux hommes qui n’ont certainement point de rivaux à l’étranger: M. Flaubert et M. Émile Zola.


  Amédée Roux, Revue littéraire française. Chronique littéraire. “Les Cent petites toiles champêtres” par Numa d’Angély, «La Rivista Europea», Firenze, Tipografia Editrice dell’Associazione, Anno V, Volume III, Fascicolo I, 1° Giugno 1874, pp. 145-159.


  p. 151. Ce long morceau [le Château] qui n’a rien de vulgaire débute par un de ces inventaires que Balzac a remis à la mode et qui seraient plus intéressants s’ils étaient plus courts […].


  [Amédée Roux], Nouvelles dramatiques. “Théâtre de Cluny: – Le Cousin Pons”, drame en cinq actes de M. A. Launay, «La Rivista Europea», Firenze, Tipografia Editrice dell’Associazione, Anno V, Volume III, Fascicolo I, 1° Giugno 1874, p. 161.


  Le cousin Pons est un des héros les mieux réussis de Balzac, un de ceux qui figurent le plus dignement dans la fameuse galerie des Parents pauvres. On n’avait pourtant pas cru, jusqu’ici, qu’il fût possible de transporter ce personnage sur la scène et il faut rendre cette justice à M. de Launay qu’il (sic) a très adroitement esquivé les principaux écueils de son sujet. Une grande partie du succès revient d’ailleurs aux acteurs et notamment à Charly qui a reproduit avec beaucoup d’exactitude la physionomie et la défroque de ce «vieillard sec en spencer noisette» qui nous est dépeint en traits ineffaçables dans la Comédie humaine.


  Giuseppe Rovani, Le tre arti considerate in alcuni illustri Italiani contemporanei. Volume primo, Milano, Fratelli Treves, Editori, 1874.

 

Fraccaroli e Puttinati.

 

  p. 191. Il Puttinati fece invece tutt’all’opposto. Modellò statue per un Panteon di nuovo genere, spogliò gli uomini illustri della loro aureola di convenzione, volle visitarli nel segreto del loro studio, e non nella pompa dell’aula academica, e così ci diede un assortimento di genj in veste da camera e in pantofole.

  L’autore della genesi del diritto penale, quel Balzac che trovò il reagente chimico per decomporre tutti i cuori, quel medico che stava a Monza e che trasse Orazio dal Tevere all’Olona, quel piemontese che, di sottotenente di cavalleria a Torino, diventò pittore paesista a Roma, poi romanziere a Milano, poi commesso viaggiatore in Romagna e in Toscana, poi scrittore di politica, poi colonnello, poi deputato e ministro presidente, tutti costoro furono ritratti in brevi figure in gesso del Puttinati, con un talento veramente superiore.

 

 

Francesco Domenico Guerrazzi.

 

  p. 226. Or lasciando gli elementi politico-storico-sociali che rendono preziosissimi i libri del Guerrazzi e toccando quelli che riguardano l’Arte, a noi, ripetiamo, sembra che il Pasquale Paoli sia uno dei più segnalati del Guerrazzi. I caratteri che stanno intorno al protagonista offrono tutti un vivo interesse. Se consideriamo il Guerrazzi come artista pittore, ei ci offre descrizioni che raggiungono l’evidenza della plastica, se guardiamo lo scrittore filosofo, non è possibile andar più innanzi di lui nello studio del cuore umano. In ciò Guerrazzi non è superabile, e tale già era, sebbene con una certa terribilità che per gl’inesperti pareva uscir dal vero, fin da quando giovanissimo dettava la Battaglia di Benevento; Balzac non era ancor celebre allora, e l’anatomia profonda del cuore umano Guerrazzi l’aveva già tentata con pari verità del Francese e con più poderosa efficacia di stile.



  Isnardo Sartorio, Apparenza inganna. Commedia in tre atti di Isnardo Sartorio, Milano, presso l’Editore Carlo Barbini, 1874.

 

 Atto Primo. Scena Terza.

 

  p. 16.

  Zeff. [Cav. Zeffirino Andreini, maestro di calligrafia e direttore di un collegio]. Ma mio Dio, come si può prender moglie allorché tutte le signore sono così buone, così accondiscendenti verso di me? Convieni, sarebbe una pazzia. — Eppoi il matrimonio uccide il genio, il quale ha bisogno di forti passioni.

  Enr. [Enrico]. Belle massime, invero, per un professore, per un direttore di un collegio convitto.

  Zeff. Qui, davanti all’amico, fra quattro pareti, l'istitutore sparisce ed è il poeta che parla, anzi il filosofo, perocché io sono un caldo seguace di quel gran luminare che è Balzac, e con esso dico: che il sistema delle leggi e dei costumi, che regge oggi la donna e il matrimonio, è il fruito di antiche credenze e di tradizioni che non sono più in armonia cogli eterni principii della ragione e della giustizia, sviluppali dall’immortale rivoluzione dell’89.

  Enr. Un cavaliere partigiano dell’89, è forte!

  Zeff. Ma soltanto per ciò che riguarda il matrimonio.

  Enr. Non ti offendere, caro mio, ma so avrò dei figli non li manderò certo al tuo collegio.

  p. 18.

  Enr. Senza essere come te seguace di Balzac, senza vantarmi filosofo, credo però d’esserlo io pure un tantino, come sono tutti gli uomini in generale. L’amore, cioè la passione, come la dipingete voi altri poeti, la credo una malattia, uno stato d’orgasmo, una febbre, la quale ci fa vedere l’oggetto amato, non già qual’è (sic) realmente, ma bensì come la malata immaginazione lo vorrebbe.


  G. B. S-i, Appendice. Rassegna Drammatica. Teatro Garibaldi. […] “Leggete Balzac”, Scherzo comico in un atto, «Giornale di Padova politico-quotidiano», Padova, Anno IX, N. 319, 17 novembre 1874, pp. 1-2.

  Leggete Balzac! [di E. Nus e R. Bravard, 1865, tradotta in italiano nel 1882] è ma farsa nuovis­sima, ed a cui forse il pregio della novità le ha valso di essere anteposta alla commedia venerdì sera. Chi conosce per esperienza le farse francesi sa quali scuole di costumatezza esse siano, ma una che prende nome da Balzac doveva essere e fu il non plus ultra del genere. Balzac fu un grande roman­ziere, un pittore di costumi impareggiabile, ma fu anche il più raffinatamente disonesto scrittore francese. La sua Phisiologie (sic) du mariage che forma il fondo di questo scherzo comico dai saggi che ne vennero letti sulla scena è una di quelle composizioni letterarie le quali, ammonendo a priori la gene­ralità della colpa, la scusano, la lusin­gano, la rendono piacevole ed amena. Del Pesce, una vittima del matrimonio, assorto nella lettura di Balzac, cerca di famigliarizzare collo scrittore il po­vero Dumont che vive tranquillo sulla fedeltà coniugale della moglie. Balzac agisce come un veleno sull’animo di Dumont: ormai sospetta, è certo, o quasi si adatta alla colpa della consorte. Fortuna che in tutto ciò non v’è che un equivoco: suo nipote ama, ma non ama sua moglie, ama Ottavia, e lo zio non ha che ad accordare il suo paterno consenso alla causa della sua disperazione. L’equivoco però a lungo mantenuto dà luogo alle più scurrili ed oscene facezie: ve n’ha una sopratutto d’un volterianesimo così sbrigliato che fa meraviglia possa essere sbocciata nel periodo presente della vita francese.

  
  Lodovico Settimo Silvestri, Della vita e delle opere di Gioachino Rossini. Notizie biografico-artistico-aneddotico-critiche compilate su tutte le biografie di questo celebre italiano e sui giudizi della stampa italiana e straniera intorno alle sue opere da Lodovico Settimo Silvestri, Milano, A spese dell’autore, 1874.
  p. 156, nota (1).

Dal tuo stellato soglio (1)

  (1) Il Mosè in Egitto, scrive il Montazio [cfr. 1862] come venne rappresentato la prima sera manca di codesto canto sublime, udendo il quale disse Balzac essergli parso d’assistere alla liberazione d’Italia tanto insinua speranza nei cuori più assopiti, tanto rialza gli animi più abbattuti.


  Giovanni Siotto-Pintòr, La Istruzione per la Educazione. Discorso del sig. Sen. Giovanni Siotto-Pintòr, «Memorie della Regia Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Modena», Modena, dalla Società Tipografica, Tomo XIV, 1874, pp. 47-67.


  p. 52. Fermamente, io lo ridico, e’ vi ha da essere una ignoranza felice, come vi ha senza dubbio una scienza arrogante e superba. O se anche non sia, v’è una ignoranza più pericolosa di tutte, inseparabile dalla scienza mezzana: è l’ignoranza della propria ignoranza. Non sarebbe egli vero che la credenza e l’abitudine valgan meglio pe’ popoli che lo studio e il raziocinio? (28)

  (28) Balzac, Il curato del villaggio.


  Emilio Tanfani e Guido Biagi, Insegnamenti tratti dalle opere di Giuseppe Giusti da Emilio Tanfani e Guido Biagi, Firenze, Successori Le Monnier, 1874.

 

  p. 209. Per quanto a me (ed anche a qualcun altro, chè a me solo sarebbe poco) non piaccia veder Dante ridotto alla condizione d’un frustino o d’un soprabito, pure dirò che per noi Italiani è meglio che sia di moda esso, che Balzac e Victor Hugo. Gli svogliati, bisognosi di solleticare l’appetito con delle salse piccanti, non mi daranno ragione, ma io mi contenterò del voto di coloro che hanno lo stomaco buono. Chi è nato di qua dall’Alpi si giova più delle lasagne lombarde che della cucina francese.



  Carlo Tèoli, Proemio all’edizione torinese del 1858, in Michele Corinaldi, Versi di Michele Corinaldi, Padova, Stabilimento Tipografico L. Penada, 1874, pp. VII-XI.

 

  pp. X-XI. L’arte del restauratore non ci piace. Come il vecchio pittore del Capolavoro ignoto in Balzac, ella finisce con l'abbagliar l’opera originale, che non riesce altro che un impiastricciamento di colori, da cui si vede solo spuntare un breve e divino piede ad accusarla.



  Eugenio Torelli-Viollier, Rassegna drammatica. Teatro Manzoni: “I Missenî”, dramma storico in 4 atti di Felice Cavallotti. – “La solita storia”, commedia in 3 atti di G. Costetti. – “Una partita a scacchi”, leggenda medioevale di Giuseppe Giacosa. – “Tredici a tavola”, commedia in un atto di G. Silvestri, «Rivista italiana di Scienze, Lettere ed Arti», Milano, Tipografia Lombardi, Anno I, 1874, p. 451-456.


  p. 452. De’ drammi del signor Cavallotti, il solo Alcibiade è rimasto nel repertorio di alcune compagnie primarie: gli altri sono passati ai teatri cari al popolino. Quando fu dato l’Alcibiade, gli amici dell’autore dissero c’esso era davvero il primo suo lavoro drammatico; che gli altri non dovevano essere reputati che tentativi d’un giovane che vuol addestrarsi la mano; frutti non giunti a maturità, da mettere insieme alla lunga serie di romanzi che Balzac pubblicò da giovane sotto il pseudonimo di Orazio di Saint-Albin (sic), e che non fanno torto alla Comédie humaine.


  Felice Tribolati, Lord Byron a Pisa, «Nuova Antologia di Scienze, Lettere ed Arti», Firenze, Direzione della Nuova Antologia, Volume Ventesimo sesto, Fascicolo Settimo, Luglio 1874, pp. 631-665.


   p. 631. Un romanziere francese, Onorato di Balzac, non so più dove, assomigliò i processi alle ceneri di un incendio.

  Apparentemente si mostrano scritture viete e aride i vecchi processi criminali: ammucchiati negli scaffali delle Cancellerie e degli Archivi, le loro carte ingialliscono, intarmano, giacciono sepolte sotto gli strati della polvere per secoli, se ignoranza non le disperde o il petrolio rivoluzionario non le infiamma. In essi si ripetono i fati delle lettere amorose, le quali si conservano come cosa preziosa a vent’anni e si gettano via come carta inutile a quaranta; oppure strette da un nastro si rilegano in fondo dei vecchi forzieri. […].
  Così spesso accade al ricercatore di vetuste memorie.      
     
   
  Giulio Vallés (sic) Membro della Comune di Parigi, I Refrattari … cit.


I morti.

  p. 103. Sì, vi sono nei cimiteri cadaveri di gente, che non morì per abuso della vita, per capriccio d’un flagello, né per fuoco, per cholera, o per guerra; non morta di malattia o vecchiezza, di dolore o d’amore, ma morta di freddo, morta di fame.
  La miseria in abito nero! disse Balzac. Ma quella ha diritto di cittadinanza nel mondo; ella è ammessa, tollerata, riconosciuta!


Un refrattario illustre. [Gustave Planche].

  p. 115. Per lungo tempo abitò il famoso albergo San Giacomo, ove Balzac fa discendere Luciano di Rubempré, ed ove hanno dimorato Sandeau e la Sand. […].
  pp. 123-126. Un giorno, recasi presso Balzac, via di Richelieu: non si giungeva al gran romanziere, se non coll’astuzia e coll’intrigo. Per arrivare alla scala era necessario spiegare tutta l’abilità di Filippo, e forse il mulo d’oro non avrebbe potuto passare … almeno all’epoca di questa storia … giacchè ignoro se siasi conservato inespugnabile. Il critico ed il romanziere andavano pienamente d’accordo.
  Si sa che Balzac aveva fatto cercare Planche perché firmasse parte della sua Cronaca di Parigi. In quel giorno appunto, doveva leggergli – indovinate cosa? una commedia, che non apparve mai e che non fu mai finita. Se i miei ricordi sono esatti, la commedia era in versi. Conciliate questo fatto con le idee sì conosciute del romanziere sulla poesia, e ditemi se mi inganno. Dal canto mio, credo, Dio mel perdoni, dire il vero.
  Il gran critico aveva la parola d’ordine. Parlamenta, pronuncia il suo nome, domanda del signor Guglielmo – Balzac si fa appellare il signor Guglielmo – e lo lasciano entrare. Balzac serra la mano al suo collaboratore nella Cronaca, e saltando al manoscritto, ne comincia la lettura. Quale n’era il titolo, il soggetto? Era prosa, o poesia? Ancora una volta, l’ignoro. Tanto è, che alla fine Balzac invita il suo ospite a desinare.
  – Volentieri! dice Planche un po’ stanco. Credeva di pranzare nella di lui casa e che i servi avrebbero imbandita la tavola nel mezzo della camera. Ma no – discendono la scala.
  – Buon appetito, signor Guglielmo, gli dicono i servi inchinandosi.
  – Grazie! risponde Balzac, spingendo Planche avanti di sé, ed arrivano da Véry.
  Fu un pranzo, da Sardanapalo. Vini di Costanza, del Reno, vivande costose, diceva Planche ridendo dieci minuti prima, che finisse il racconto.
  Il gran critico tagliava le vivande, il romanziere tagliava il mondo, e si cambiavano le porzioni.
  – Volete l’ambasciata di Costantinopoli? diceva egli a Planche, tirandolo pei bottoni dell’abito. O vi piacerebbe meglio il portafogli della pubblica istruzione? Mi rincresce d’averlo già dato ad altri. Combineremo quest’affare. Mi resta la Spagna, ne volete?
  – Perdio, se la voglio! rispondeva Planche, leccandosi le dita e bevendo cose assai care.
  Infine, passando per il Capo di Buona Speranza, la Ungheria, il Reno, i tartufi, il fagiano, arrivarono al termine del viaggio.
  – Pagate, disse Planche, cercando il suo bastone, ed andiamocene: io parto per Costantinopoli.
  – Spiegatevi, ne abbiamo il tempo, risponde Balzac. Cameriere, la lista.
  Arriva la nota. Una cifra enorme! Avevano bevuto, vini sì cari!
  Balzac legge la nota, la mette in tasca, prende il cappello.
  – Partiamo!»
  – E la nota? Pagatela, il cameriere aspetta.
  – La nota? Ma io non ho denaro.
  – Avete dimenticata la borsa?
  – Ohibò! È da una settimana che non ho più nulla.
  – Ma voi siete matto!
  – Andiamo, andiamo. È Buisson che riparerà il fallo. Cameriere, seguimi. Signore, fra un quarto d’ora sarete pagato.
  Infatti, il debito fu soddisfatto. L’infelice Buisson si sottopose a quel supplizio; era il sarto di Balzac. Questi gli doveva tanto, che lo teneva in pensione presso di sé. Buisson metteva guardiani muti alla di lui porta, proteggeva il suo debitore contro gli altri creditori; pagava i capricci di questo grand’uomo, le sue passeggiate in carrozza ed i pranzi da Véry. Planche ci parlò soventi di queste distrazioni, comuni in Balzac, distrazioni favolose, progetti, sistemi. Specialmente la politica l’occupava. Le generose offerte che faceva or ora a Planche, d’ambasciate e di ministeri, le rinnovava spesso. Bussava alla vostra porta a due ore del mattino, vi risvegliava, cercava la vostra biancheria, preparava le vostre scarpe. Bisognava partirsene subito per la China, o pel Perù. Eranvi dei milioni da guadagnare, degli imperi da conquistare, un mondo da meritare!


Le vittime del libro.

  pp. 159-161. Ed ecco venire, dietro questi giovani della primavera e della poesia, un uomo di prosa:

Balzac.

  Ah! sotto i passi di questo gigante, quante coscienze schiacciate, quanto fango, quanto sangue! Come ha fatto lavorare i giudici e piangere le madri!
  Quanti si sono perduti, agitando al disopra del pantano, ove stavano per morire, una pagina strappata a qualche volume della Commedia umana.
  Essi, con Bastignac (sic), dall’alto d’una soffitta o sul ponte delle Arti, hanno mostrato il pugno alla vita e gridato al mondo: A noi due! giurando sul padre Goriot di farsi strada a colpi di spada, o di coltello, pronti ad arrischiar tutto, a forzar la porta, a saltar nell’arena, passando sul ventre agli uomini e sul cuore alle donne.
  Quali donne? Mariuole sentimentali che vi gettano posti e croci dalle loro alcove, che vi fanno entrare nel loro gabinetto avanti il marito il quale ne esce, che si recano appoggiate al vostro braccio nelle sale, al teatro, al bosco di Boulogne, avanti il mondo, che le saluta!
  Là non si parla se non di milioni e d’ambasciate! Gli uomini di lettere vi conducono una tal vita! ed i secretari di legazione quante voluttà si procurano!
  La patria sta nelle mani di alcuni volponi, canaglia che fa piacere, spiritosi tanto da muover paura. Accendono vulcani col fuoco del loro cigaro e schiacciano virtù, giustizia, onore, sotto le suole delle loro scarpe verniciate.
  V’ebbero giovani – dei coscritti – i quali presero il romanzo alla lettera e cedettero che nel nostro mondo ve ne fosse un altro, ove le duchesse vi saltano al collo e vi ornano l’occhiello del nastro rosso, ove i milioni cadono legato l’uno all’altro, assieme alle fortune già preparate, ove basta il non credere a nulla per arrivare a tutto.
  Mondo di bricconi e di mantenuti.
  Nell’ombra, al secondo piano, la Vecchia zitellona, i Due fratelli, i capilavori.
  Al sole, il discorso di Vautrin, interrotto dal celebre getto di saliva. Ed i poveri giovani a farne un evangelo, sputando come lui, come un uomo superiore, insomma come leggesi in Balzac, sul naso alla società, che li ha lasciati imbrogliare tra i fili e cadere. Cadute, di cui talvolta si porta il marchio sulla spalla!
  I grandi uomini di provincia a Parigi! Li vidi andarsene uno ad uno, filo per filo, i loro cappelli e le loro speranze, lividi, colpiti dal dolore, talvolta dal castigo, in vettura gialla sotto la scorta dei gendarmi. Quanti furono trascinati di brigata in brigata, fra queste Illusioni perdute!
  I più fortunati, un giorno ve li nominerò, gironzano per gli scaloni dei ministeri, per le anticamere dei finanzieri, pei caffè dei letterati e fanno delle frasi, non avendo mai potuto far altro. Attendono l’ora dell’absinthe, dopo aver lasciata passare quella del successo.
  Mi fermo a Balzac.
  Egli riassume la grandezza del libro ed i suoi pericoli.


   
 
  [1] Segnalato ed analizzato da L. Carcereri, Editoria e critica balzachiana … cit., p. 519. L’opera è presente nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, nella Biblioteca Comunale ‘Alliaudi’ di Pinerolo e nella Biblioteca Civica ‘Luigi Baccolo’ di Savigliano (CN).
    
  [2] Segnalato ed analizzato da L. Carcereri, Editoria e critica balzachiana … cit., pp. 518-519. L’opera è presente nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. 
    
  [3] Cfr. nota precedente. 
    
   [4] L’opera è presente nella Biblioteca Comunale ‘Luigi Fumi’ di Orvieto e nella Biblioteca Comunale Degli Intronati di Siena. 
    
  [5] Segnalato da L. Carcereri, Editoria e critica balzachiana … cit., p. 546. 
    
  [6] Ora in F. Cameroni, Interventi critici sulla letteratura francese per cura, introduzione e note di Glauco Viazzi, Napoli, Guida editori, 1974 («Il Sagittario», N. 23), pp. 25-29. 
    
  [7] Segnalato da L. Carcereri, Editoria e critica balzachiana … cit., pp. 545-546.

Marco Stupazzoni


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